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In margine al XXIII Congresso SICP (Società Italiana di Cure Palliative) - Antonella (infermiera presso il Servizio di Cure Palliative Domiciliari dell'ASL 13)

 

Roma capitale. Roma imperiale.

Dubbi, domande.. cosa mi porto a casa?

Porto a casa l’ennesima conferma che le cure palliative siano l’unico ambito nel quale il prendersi cura trovi casa e riprendo il mio viaggio là dove l’avevo lasciato..alla ricerca di me.

Da un congresso che tratta argomenti così impegnativi, si ritorna sempre con nuovi spunti di riflessione, con nuove idee, con qualche progetto, ma soprattutto si ritorna con il ricordo di nuovi incontri, che danno la possibilità di confronto su tematiche difficili, profonde con persone che in qualche modo parlano la tua stessa lingua.. Sì perché chi lavora in cure palliative subisce spesso la solitudine di chi non può raccontare a chiunque la bellezza di questo lavoro che è fatto di relazioni, di dolori e di immense soddisfazioni.. Solo chi si occupa di cure palliative sa che di morte si può parlare. Sa che con una persona che sta morendo si può tacere, piangere, ma anche ridere..

Sono arrivata a Roma con la certezza di lasciare le cure palliative in un momento di stanchezza, dopo l’ennesimo cambiamento aziendale e sono ripartita con mille dubbi che mi hanno poi stimolato a rimettermi in discussione e scegliere di continuare ad essere quello che mi piace e che riesco a fare con l’emozione dei primi giorni.. un’infermiera di cure palliative.

A Roma ho rinforzato vecchi legami e ne ho creati di nuovi. Con loro ho riso, parlato, discusso, mangiato e anche cantato, immersa nell’atmosfera speciale che un congresso multidimensionale permette, perché offre la possibilità di cucirti addosso la programmazione delle giornate, seguendo le sessioni che più ti appassionano o gli argomenti che hai bisogno di approfondire.

Quest’anno sono stata rapita dalle esperienze in medicina narrativa, una medicina che parte dal racconto. 

La medicina narrativa infatti, fornisce degli strumenti pratici e concettuali per comprendere il paziente, la sua malattia e la relazione umana che si viene a creare tra il medico ed il paziente. Attraverso la medicina narrativa i medici, e tutti gli operatori sanitari, possono coltivare ed ampliare le proprie capacità empatiche, riflessive, di ascolto e riuscire a prendersi cura della persona con le sue emozioni, paure, speranze, oltre che curare la malattia. Si parte dallo sviluppo della capacità di ascolto, alla valorizzazione della comunicazione come parte integrante del processo di cura, dall’utilizzo di strumenti come la raccolta delle narrazioni dei pazienti, in forma orale o scritta, il diario narrativo. Una tecnica che si sposa benissimo con le cure palliative.                         

Antonella

 



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