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In margine al XXIII Congresso SICP (Società Italiana di Cure Palliative) - Paolo (Infermiere Hospice)

 

 

 “ASSISTENZA SPIRITUALE: CHE FARE AL LETTO DEL MALATO?”

Quest’anno il filo conduttore del XXIII Congresso della SICP (Società Italiana di Cure Palliative) è stato il tempo (“Il tempo delle Cure Palliative”): tempo del paziente e dei suoi famigliari, tempo degli operatori sanitari, tempo dell’organizzazione, tempo per rispondere ai molteplici bisogni della persona malata, bisogni fisici, psico-sociali e spirituali.
Il Corso-Laboratorio “Assistenza spirituale: che fare al letto del malato?” ha offerto molti spunti di riflessione e di approfondimento sul tempo dell’ attenzione ai bisogni spirituali della persona malata.

SPIRITUALITA'
Spiritualità è un concetto che ha svariate accezioni ed interpretazioni.
L'attribuzione di spiritualità ad una persona, è stato sottolineato durante il Corso, non implica necessariamente che la persona pratichi una religione o creda in un' entità superiore, perché la spiritualità può essere intesa anche come “modo di essere”, come atteggiamento interiore di riflessione sui valori e di  ricerca di un “senso della vita”, proprio di ogni essere umano.
Nel Corso-Laboratorio è emerso il ruolo importante della spiritualità, per il suo legame con  una morte che possa avere  un senso, una morte  vista come un elemento della vita.
Nell'ambito delle Cure Palliative, come sappiamo, la spiritualità fa parte integrante della presa in carico globale del paziente e, pertanto, deve essere riservata una particolare attenzione al benessere spirituale e alla sofferenza spirituale della persona malata.
Come è stato rilevato (vedi documento su “Cure palliative e spiritualità” elaborato a Bigorio nel 2008), la spiritualità, vista come uno spazio di relazione nell'intimo della persona, può costituire una risorsa importante per il paziente. “Non è raro che, in una situazione palliativa, i pazienti riscoprano il potere della spiritualità”, che spesso si esprime, ad esempio, con una speranza realistica che non sia solo desiderio o illusione, con  la convinzione di una sopravvivenza sia in chiave religioso-confessionale sia, in altro modo, con la convinzione di poter trasmettere qualcosa a chi sopravvive ( una testimonianza, un ricordo).
La malattia grave può condurre ad una condizione di sofferenza spirituale, la quale è “una crisi nel senso di un cambiamento improvviso caratterizzato, tra l’altro, dal crollo dell'identità spirituale”: la persona mette in discussione i valori fino ad allora accolti, il significato della sua vita e persino il valore della sua dignità (lo psichiatra canadese Harvey M. Chochinov ha messo a punto una “terapia della dignità” con l’obiettivo di promuovere  benessere spirituale e generare senso e speranza).
“Al fine di alleviare questa sofferenza”, si potrà, come è stato sperimentato, “cercare di riconnettere il paziente alle risorse spirituali elaborate quando egli era in buona salute”.
Si è sottolineata l'importanza di ciò che accade di spirituale al letto del paziente, osservando che, in questo luogo, si muovono pensieri, reazioni ed emozioni. E’ stata anche riconosciuta e valorizzata la spiritualità nella relazione tra paziente e paziente attraverso l’intercorrere di dialoghi talvolta modesti e legati alle rispettive condizioni cliniche.
Ci si è soffermati, poi, sulla spiritualità nella sua manifestazione prettamente legata alla religione, riprendendo il significato etimologico che diede Cicerone alla  parola “religio” ovvero “relegere”, ri-leggere. A questo ri-leggere  si è voluto dare il significato del leggere più volte, cioè dell’approfondire la propria fede, per dare un senso più profondo alle situazioni di prova che la vita offre e si sono messe in luce anche le differenze tra una spiritualità con trascendenza e una spiritualità senza trascendenza.
IL RUOLO DELL'INFERMIERE
Il Servizio Sanitario Nazionale definisce la cura spirituale come quella cura che riconosce e soddisfa la necessità dell'animo umano in presenza di infelicità o malattia. Essa include il bisogno di senso, di autostima, di supporto basato sulla fede, sulle preghiere o semplicemente sulla presenza di un attento ascoltatore. Le cure spirituali iniziano con l'incoraggiare il contatto umano in una relazione di compassione, per poi muoversi in qualsiasi direzione necessaria.
Tuttavia, i pazienti possono trovare difficoltà ad esprimere le proprie paure e questa è una sfida impegnativa per chi cerca di venire incontro alle loro necessità spirituali, come già rilevava Cicely Saunders .
Per gli infermieri è importante capire i principi della cura spirituale e sforzarsi di supportare i pazienti nei loro momenti di angoscia, riconoscendo le proprie potenzialità e i propri limiti e sapendo quando hanno bisogno di cercare aiuto, per esempio da un cappellano, da uno psicologo o da un palliativista.

IN CONCLUSIONE
Persino in questa epoca esiste una evidenza rilevante a supporto dell'importanza della spiritualità nelle cure palliative e di fine vita.
Le Cure Palliative riconoscono che gli individui in condizioni di limitazione della vita presentano problemi fisici, psicologici, sociali e spirituali e che le questioni spirituali possono avere un impatto su tutti gli altri ambiti.
La definizione del significato del termine “spiritualità” può essere soggettiva e problematica. E' evidente che,  per chi esprime la propria spiritualità sotto forma di religione, la fede può facilitare il far fronte alla malattia, riducendo la sintomatologia, anche se tuttavia alcuni sviluppano proprio in tale momento crisi di fede.
 



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